Andragogia: Malcolm Knowles

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Andragogia: Malcolm Knowles

29 maggio 2018 FORMAZIONE 0

 

La parola “pedagogia” deriva dalla medesima radice di pediatria, cioè la parola greca “paidos” che significa fanciullo. Etimologicamente la parola pedagogia significa l’arte e la scienza di insegnare ai fanciulli.
Il modello pedagogico attribuisce all’insegnante la piena responsabilità di prendere le decisioni su quello che sarà appreso, come e quando sarà appreso. Al discente lascia un ruolo subordinato di seguire le istruzioni fornite.
E gli adulti? Innanzi tutto chi sono gli adulti?
Per una definizione biologica diventiamo adulti quando raggiungiamo l’età della riproduzione. Per una definizione legale diventiamo adulti quando la legge dice che possiamo votare, prendere la patente, sposarci. Per una definizione sociale assumiamo il ruolo di adulti quando diventiamo: lavoratori, coniugi, genitori. Per una definizione psicologica diventiamo adulti quando arriviamo a un concetto di noi stessi come persone responsabili e autonome.
Parlare di pedagogia degli adulti è una contraddizione di termini. Chi si è occupato di educazione degli adulti ha capito che doveva violare alcuni principi e concetti della pedagogia per occuparsi dei loro utenti. Dagli anni sessanta lentamente si è sviluppata una nuova corrente di teorie, basate sulla considerazione dell’adulto come discente. Il problema della definizione dell’adulto e dei modi di apprendimento che lo caratterizzano risulta fondamentale per comprendere come fare formazione con gli adulti. Capogruppo delle discipline concentratesi sugli adulti è l’andragogia.

Il termine (Andragogik) fu coniato per la prima volta, da un maestro elementare tedesco, Alexander Kapp, nel 1883. Tutti i grandi maestri dei temi antichi come Confucio, Lao Tzu, Aristotele, Socrate, Cicerone insegnavano ad adulti e non a bambini. Questi maestri consideravano l’apprendimento come un processo di ricerca attiva e inventarono tecniche per coinvolgere attivamente i discenti. Fu, però il filosofo Johann Friedrich Herbart che mise in discussione il concetto di andragogia elaborato da Kapp. Herbart rilevò l’importanza di un’istruzione che durasse per tutto l’arco della vita. Solo negli anni ‘20 fu ripreso il termine per merito di Eugen Rosenstock, un sociologo tedesco che sosteneva a differenza di Herbart, l’importanza di individuare delle metodologie didattiche specifiche per l’insegnamento agli adulti. Negli anni ‘50 cominciarono a diffondersi in tutta Europa e America i principi dell’andragogia, e già negli anni ‘60 si presentarono in alcune città europee i primi corsi di laurea e dottorati in andragogia. Malcom Knowles fu il primo a tracciare l’ascesa del movimento di educazione degli adulti, e il primo a tentare una teoria generale tramite il concetto di andragogia. Punto iniziale del suo modello è la considerazione degli adulti come learners (soggetti in apprendimento) con le loro specifiche prospettive individuali. Affinché si possa sviluppare apprendimento in età adulta, è necessaria una duplice conoscenza: quella delle caratteristiche degli adulti come soggetti, tentando di individuare come l’adulto impara e quella dei comportamenti che devono o possono essere attivati per promuovere e conseguire il risultato dell’apprendimento.
Presupposti del modello di Knowles:

  1. bisogno di conoscere: gli adulti sentono l’esigenza di sapere, perché occorra apprendere qualcosa prima di intraprendere l’apprendimento. Chi organizza un corso di formazione deve quindi presentare i vantaggi dell’apprendimento che si va a intraprendere.
  2. Il concetto di sé: man mano che una persona cresce e matura, il concetto di sé passa da un senso di totale dipendenza a uno di autonomia.
  3. Il ruolo dell’esperienza: man mano che un individuo matura, accumula una riserva crescente di esperienza, che diventa una risorsa sempre più ricca per l’apprendimento. Le esperienze sono una risorsa per la formazione.
  4. La disponibilità ad apprendere: man mano che un individuo matura la sua disponibilità a imparare è sempre meno. La pedagogia postula che i ragazzi siano disposti a imparare ciò che devono, per il loro sviluppo biologico e scolastico. L’andragogia postula che i discenti siano disposti a imparare ciò che hanno bisogno, in funzione delle fasi in cui si trovano nel ruolo di lavoratori, coniugi, genitori, membri o leader.
  5. L’orientamento verso l’apprendimento: nell’adulto coincide in compiti evolutivi, situazioni reali. Ricorre a un’attività formativa perché si rende conto che di qualche inadeguatezza nel far fronte ai problemi della sua vita.
  6. La motivazione: quello che muove l’adulto verso l’apprendimento è il desiderio di autostima, miglioramento della qualità della vita, valori nuovi da consolidare e soddisfazione personale.

 

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