CHI SONO

CREDI SEMPRE DI POTER MIGLIORARE

 

“Non è mai troppo tardi” film del 2007, interpretato da Freeman e Nicholson, due pietre miliari della storia del cinema, racchiude il senso della mia presentazione.

La proiezione è semplicemente la destrutturazione della convinzione limitante “Ormai è andata così”.

I due attori, consapevoli dell’arrivo della fine della loro esistenza, sono entrambi determinati a non subire passivamente il destino che è stato loro riservato. Decidono quindi di compilare una lista di cose da fare prima di morire, per realizzare tutto ciò che non hanno mai potuto fare per mancanza di tempo, denaro o pigrizia.

Una serie di fantastiche scuse….

siamo vecchi, giovani, colti, abbiamo studiato o non lo abbiamo fatto, abbiamo iniziato una relazione ma non ne siamo soddisfatti, non ci piace il nostro lavoro, non amiamo il paese in cui viviamo, non abbiamo la forma che vogliamo….

Continuiamo imperterriti a portare avanti il comportamento agito pensando che siamo vittime di un destino fatale.

Bene le favole sono una cosa fantastica, finché cresci e capisci che l’unico antagonista in certe situazioni sei solo tu.

Bastano poche domande per entrare in crisi.

Bada bene. Parola crisi, tra le definizioni del dizionario io scelgo “sconvolgimento dell’assetto interiore di un individuo”.

Wow!

Descrizione estremamente positiva per quel che mi riguarda. Termine che ti fa capire se stai dedicando tempo, spazio ed energie a quello che vuoi veramente.

Perché se sei sincero con te stesso, sai che non è mai troppo tardi per ritarare il tutto e fare scelte differenti.

Mi chiamo Claudia, classe 1987, la prima cosa che ti dico è che adoro sorridere, amo la vita, credo sia un viaggio magnifico dove poter fare numerose esperienze. Ho scelto di mettermi in una posizione di apertura e vedere quanto il mondo ha da offrirmi, accogliere quello che si presenta, amplificando i sensi per captare al meglio segnali che possono farmi crescere sotto tutti i punti di vista.

Noemi in una delle sue ultime canzoni dice “non smettere mai di cercarmi” riferendosi a un tu. Io ho deciso di non smettere mai di cercarmi, riferendomi a me stessa.

Completamente razionale e perfezionista, ma con una forte sensibilità e creatività, ho dovuto lottare per mediare tra i miei due emisferi cerebrali: la parte sinistra, razionale e logica, orientata al risultato, il cosiddetto emisfero ingegnere, la parte destra creativa e sbarazzina, improntata sulle emozioni.

Con tanti interessi e passioni per anni mi sono chiesta quale professione? Quale è la mia identità?

Non che il lavoro sia la parte determinante della nostra vita, ma intraprendere una carriera che ti faccia sentire a tuo agio e ti dia soddisfazione è sempre stato un fattore per me importante.
Non volevo fare l’astronauta, né la ballerina, né il veterinario, non avevo un sogno, non sapevo se m’interessava lavorare da libera professionista, come dipendente, all’estero, vicino a casa, con grandi responsabilità, con bambini o anziani. Quando ero adolescente, non avevo un’idea di quello che il mondo aveva da offrire, percepivo la sensazione di essere stata catapultata nella vita.

Jacques Lacan, psichiatra e filosofo francese, seguace della teoria di Freud, descrive nei suoi studi la psicosi, e la capacità della psicoanalisi, non di liberare il paziente, ma permettergli di diventare responsabile di una vita che non ha voluto. Poiché nasciamo senza chiederlo a nessuno, dobbiamo diventare abili nel farci carico di tutte le conseguenze del caso per vivere senza soffrire.

Parto da un biennio d’ingegneria biomedica, abbandonato a metà, per svariati motivi, arrivo a una laurea abilitante all’insegnamento che non mi soddisfa totalmente. È come quando sai che ok, sei arrivata, potresti avere finito, trovare un lavoro, sistemarti, fare una famiglia, sposarti, vivere felice e serena.
Peccato che se non sei soddisfatta, o c’è qualcosa che dentro di te spinge, dandoti un senso di incompletezza, è fatica far finta di niente e fare in modo che il film descritto in precedenza possa essere messo in scena.
Spinta da questa distonia interna, ho cercato un percorso che mi potesse dare un’alternativa. È come se avessi scelto di non accontentarmi. Non è semplice accettare di aver commesso degli sbagli, mette in dubbio molte tue credenze, le cose che hai costruito fino a quel momento cadono a terra e tu, ti chiedi solo quanto tempo hai investito in ciò che non volevi veramente e quante altre cose avresti potuto fare e non hai fatto.

Piano piano ho scoperto che non commettiamo errori. Quando siamo piccoli non sappiamo camminare, eppure cadiamo e veniamo incoraggiati a rialzarci costantemente. Gli adulti ci premiano, ci consolano, ci dicono di riprovare.

Perché smettiamo quando cresciamo? Entriamo nel mondo scolastico e tutto ciò che è “errore” viene segnalato con una penna rossa.

Un bel segno visibile che con costanza scava dentro di noi, come la goccia che erode la roccia. Praticamene facciamo nostra la convinzione che qualsiasi sbaglio sarà motivo di punizione, derisione, vergogna. Quindi evitiamo l’errore, paralizzandoci e vivendo nella paura dell’ignoto e del cambiamento.

Una cara amica mi ha insegnato che non esistono errori, solo feedback.

Compiamo delle azioni, agiamo dei comportamenti e facciamo delle scelte. Se siamo in grado di fare un’analisi consapevole possiamo valutare e capire come procedere per raggiungere i nostri scopi o obiettivi. È qui la magia, prendere consapevolezza e ricominciare sulla base di ciò che hai esaminato.
Nel settembre 2013 mi sono iscritta al corso di laurea magistrale in scienze dell’educazione
permanente e della formazione continua, affascinata dalle dinamiche dell’apprendimento.

Mi sono laureata il 20 febbraio 2017, con una tesi sperimentale seguendo un caso di studio aziendale che mi permettesse di approfondire l’investimento sulla formazione del capitale umano per il miglioramento del modello di business per l’azienda.
Ho scoperto che continuare a formarsi è la più grande ricchezza che possiamo avere, è uno
sviluppo continuo.

Abituarsi a schemi di pensiero differente, crederci, attivare degli obiettivi personali, fattibili e stimolanti, ti porta a progredire, a capire che un passo alla volta, le cose possono cambiare, tu puoi cambiare e qualsiasi limite diventa un punto di partenza.

Vai alla barra degli strumenti